1- Esse guarda fuori. Esse, guarda fuori! -STORIE-

Prefazione – Ho deciso di scrivere delle piccole storie, della gente che incontro. Tutto qua. Racconto delle sensazioni che ho avuto, nulla è reale quindi. Essendo storie sono inventate appunto…E quindi…niente, Enjoy!

Non c’è strada, in realtà. La sua macchina sfreccia sbilenca in una piccola distesa mista di terra e sassolini, portati lì chissà con quale speranza. Chissà da chi. Sotto, il precipizio. Non poteva essere altrimenti. Non poteva non esserci burrone più profondo e desolante se lui aveva deciso di andare a vivere fin lassù. Non c’era montagna più buia. Bella, vecchia e stanca, dal sedile posteriore si gode il panorama a cui ormai si è abituata. Salta ancora ad ogni buca, ma continua a battere la coda e far quel ghigno che sembra stia ridendo. è fedele, lei. Almeno. Dopo aver superato la grande salita che lo riporta ogni volta a casa sua, nel suo piccolo e squallido rifugio, S. scende dalla macchina col suo solito modo frenetico di fare le cose. Veloce e strano. Lascia tutta l’immondizia di una mattinata in città nel veicolo e con Bella entra in casa. Piove ancora. Si fa largo tra le sue cose, tra la sua polvere. Mette a bollire dell’acqua per il thè e dal lavandino riprende la tazza sporca della sera prima. Infuso, miele, latte. Con le mani che si dimenano di qua e di là, veloci, come quelle di un bambino alle prese con chissà quale esperimento. Prende la pentola con gli avanzi della cena di ieri, la butta senza curarsene troppo sul pavimento e sempre dal pavimento arriva strisciando Bella, Affamata e allegra, come sempre. Che perde il fiato sull’acciaio incrostato della pentola e in due minuti ha fame ancora, ma non abbaia. S. fa partire la musica. Nella sua vecchia radio una musica lontana. Una specie di Blues misto al mondo che in poco tempo invade la cucina e lo libera dalla frenesia dei suoi gesti. Rimane lì, col suo thè, la sua Bella, e i suoi pensieri. Dal ripostiglio si sente arrivare qualcuno. Qualcuno che a forza di aspettare si è pure appisolato. Sbuca dalla tenda ringrinzita e sporca e con i movimenti che solo una come lei può fare, sinuosi e dolci, si avvicina alle gambe del tavolo, per poi salire su, fino a fargli male nelle cosce coperte dai jeans macchiati. Ma è un attimo. Appena ritirate le unghie Cokiee è pronta da accarezzare, trovare conforto. S. alza gli occhi alla bacheca dove disordinate e piene di polvere e grasso, ha appeso delle foto. Cockiee inizia già a fare le fusa ma S. non la sente. I gesti ora sono automatici, meccanici. Tiene la tazza con la mano destra e ogni tanto prende un piccolo sorso, con la mano sinistra accarezza Cokiee, con tutti e due i piedi tamburella il pavimento e con gli occhi arranca. Scorre le foto dei suoi anni andati. Quando i suoi capelli troppo lunghi e il suo fisico troppo magro lo rendevano allontanabile, tanto quanto basta da poter incontrare la gente che faceva al caso suo, nel momento e nel luogo che facevano al caso suo,tanto da poter rovesciarsi la vita. Lui a cavallo in cima ad una collina, lui in barca, lui che con gli amici fuma una sigaretta, lui in un bar. Una bella ragazza con i capelli sciolti e gli occhi chiusi che balla. Lei mentre guida e sembra ridere a crepapelle, lei con la vestaglia prima di andare a dormire. Lui con una signora che potrebbe essere sua madre. Un bambino che fa il bagno nel lavandino. Il bambino e lui a cavallo, Il bambino in barca e lui che sta fuori.

Il bambino in barca. E lui resta fuori. Rimane così allora. in quella vecchia casa stanca. Sporca di tutto quello che s’è portato dietro. Impolverata di chissà quanti errori, quante rotte sbagliate. Il thè freddo, Bella che se ne è andata sul divano, Cokiee che si arrampica nel davanzale, lui che crede di non pensare a niente. Ogni tanto durante la giornata gli capita di guardare il cellulare. Così che, pensa lui, possa rendersi conto di quanto tempo manchi al calar del Sole. Guarda il cellulare e si concentra. è come se sentisse di dover ricevere una telefonata, o forse un messaggio. Deve. Perchè no? Glie lo devono. Poi tanto non risponde, non è uomo da tecnologia lui. Vienimi a cercare.
Però ogni tanto se lo impone. Domani premo invio. Aspetterò che squilli quelle tre o quattro volte.
Vienimi a trovare.
Si appisola sul suo divano S., sempre sporco e impolverato come tutto il resto. Non fa mai in tempo a sognare, si chiede il perchè. Verso le due di notte si spinge controvoglia nel suo letto freddo, dormono già tutti. Guarda alla finestra, la notte è così buia che vuole mettergli paura. Si rigira tra i suoi vestiti stanchi. Scomodi. Ha ancora nella tasca il cellulare. Vienimi a trovare figlio mio. Poi si riaddormenta.
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