Musica eterna in luogo fermo

E poi siamo ritornati, capito? Abbiamo preso il primo traghetto e siamo tornati. Così. A volte è strano ciò che accade in viaggio. Cioè lo è sempre, io intendo per… l’anima. E come se un’altra essenza navigasse nel tuo corpo, come se non sei tu a decidere, a camminare, a vedere. Come se ci fosse solo quello, niente dietro, niente avanti. Solo il viaggio. Solo il bisogno di guadagnarsi la cena, solo la necessità di trovare un buon posto per riposare. Solo il desiderio di trovare cose nuove, esperienze nuove, gente e posti nuovi. Prendere e portarseli via. Abbiamo bruciato tanta strada, tanta. Abbastanza da far sembrare questi circa 15 giorni un anno intero, ed è stato bello, ci siamo sentiti vivi. La Spagna c’ha accolto come meglio poteva e sapeva fare, con la trasgressione e l’eccentricità che sapevo avesse. Appena lasciato alle spalle Perpignan e scavalcata l’ennesima frontiera tutto era di nuovo diversissimo e inaspettato. La vegetazione, magra e coloratissima, le strade disordinate, i veicoli bozzati e penzolanti, le prostitute disinibitissime e quasi completamente nude, il caos del calore da buttare fuori. Poi la Costa Brava. Così fintamente antica e così verosimilmente sovraffollata di turisti spendaccioni. Bella. Rocciosa, limpida, profumata. E fredda. Poi le montagne, la zona vulcanica della Catalogna, i paesini medievali arrampicati e nascosti tra le rocce e i boschetti, stupendi. Fermi e sacri. I temporali estivi che non tardavano mai ad arrivare. rintanarsi dentro una tenda minuscola ma confortevole. Poi il cielo che si schiarisce, le stelle che solo il montagna puoi vedere, solo lontano dalla gente, dal rumore, dalle mode. Il Sole bollente e asfissiante. Le strade inventate sui precipizi. La stazione di musica classica spagnola che rende tutto più avventuriero e fighissimo Poi di nuovo il mare brillante. La Costa Daurada. Le spiagge immense e vuote. Qualche coppia, niente di più. Le Palme a fare ombra, la sabbia quasi impercettibile. i mille imprevisti di un viaggio inventato giorno per giorno. La fame secca e il portafoglio asciutto. Le crisi isteriche, le paure, essere più forti di prima, sempre di più e sempre più insieme. La voglia di non tornare mai, perchè così è giusto, così è bello. Tarragona, Part Alta. Che sembra rimanere sempre immobile e ostenta libertà da ferma. I colori dei palazzi, degli artisti. i profumi dei ristorantini. I negozietti degli artigiani. Tutti che si nascondono nell’antichità per sfuggire al traffico impazzito fuori da quelle mura. Un tramonto che splende sui palazzi in restrutturazione. Barcellona e le sue mille gru che sovrastano l’arte che turisti, pubblicità ed idioti hanno sotterrato per farne un bussiness schifoso. Soffro a Barcellona. Per tutto quello che vedo in giro. Per i bei parchi lasciati vuoti e per le opere di Gaudì incespicate di gente che non nota gli adesivi pubblicitari appiccicati sui vetri antichi. E intanto le bandiere catalane sventolano per rivendicare indipendenza. Io non ne so niente e mi infastidisce. Indipendenza da… Sventolano appese sui terrazzi solo quando un po’ di vento le colpisce. Parlano la loro lingua, che io penso sia solo un dialetto scritto, ostentano antipatia e menefreghismo.
La Luna non è mai stada dalla nostra parte in questo viaggio, nè chi ha deciso l’andamento dei fatti accaduti. Ma lo sapevamo. Come due dei migliori pirati ci siamo avventurati per le vie che ci permettevano di passare inosservati, per andare alla scoperta di chissà quale tesoro. Ogni mattina era un nuovo giorno per navigare sempre un po’ più distante e cercare. Scoprire. Capire. Ne risentivano le nostre schiene, i nostri stomaci. Ne risentiva un po’ tutto e il tesoro non lo trovavamo mai. Abbiamo vagato, quanto tempo, per trovare o scappare. Poi sul traghetto  diretto verso l’Italia, che salutava Barcellona sotto un temporalone abbiamo capito tutto. Il tesoro ce l’avevamo già e l’abbiamo soltanto lucidato bene e a scappare e troppo facile e si fa sempre in tempo, l’importante è andare via, sempre.
Per poi rimanere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le canzoni belle e i segni che rimangono.
e l’amore.

Luna Piena Veronica Janise.
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