Questo tramonto stasera non lo fotografo, lo tengo per me.


Me lo rigiro come una ciliegia negli occhi, lo tengo per me. Ma provo a descriverlo perché va fatto. Chissà cosa vi immaginate voi che lo leggete il tramonto di stasera. Chissà se lo avete visto, se ne avete succhiato la polpa e poi sputato l’osso. 

Dal terrazzino in cima al nostro appartamento si vede tutto, Campo S. Stefano. Si vedono anche i tetti e tutte le antenne. Qualche campanile lontano che luccica ancora sotto la luce del Sole stanco. Uno o due caminetti che fumano, un aereo che atterra da chissà dove e porta con se tanti tramonti ciliegia. C’è il rosa delle nuvole che si specchia sulle vetrate della chiesa e quell’azzurro che i pittori cercano sulla tavolozza per tutta la vita che invade i bar, i negozietti, le panchine e le suole delle scarpe dei passanti che per un istante lasciano le impronte di quel colore sulla loro via. È tutto lì, quell’azzurro, basta aspettarlo.
Alle sei di sera la gente va, un pizzico stanca e lentamente. Ma va. I bambini hanno smesso già da un po’ di ciondolarsi nelle pozzanghere ancora invase dai coriandoli e ribellarsi alle madri. Sono in casa, i bambini, lontani dal tramonto, tranquilli.
Mi sporgo un po’, ma non troppo, perché è alto e mi fa paura. C’è il cameriere del ristorante, là sotto, che porge ai tavoli il vestito per la sera, quasi pronti per la cena. Di fronte, nel bel palazzo rosso, oltre le finestre chiuse e disabitate, c’è anche un piccolo studio illuminato e raffinato e qualcuno che lavorerà fino a tarda sera, in solitaria. Lavora sempre fino a tardi, quando il tramonto ciliegia non lo può vedere più. Al limite qualche stella. Sotto c’è uno di quei negozietti turistici e sempre vuoti che invece chiuderà presto. Un po’ più in là del ristorante sotto casa, un bar coi suoi tavolini. Sarà un gruppo di ragazzi spagnoli, lì, a fare l’aperitivo. Chiassosi e felici. Nel frattempo il campanile annuncia che fra poco si inizia. Mercoledì delle ceneri, care signore, buonasera. Ma c’è un tramonto così bello oggi.
Nel frattempo passa altra gente. Ma è per me che passano, loro stanno andando. Come va il tramonto ciliegia. Chissà dove, chissà a quanti. Ma prima di andarsene raggiunge ogni vetta cromatica più alta, immaginata, voluta. Non c’è nessuno che alza gli occhi al tramonto, da laggiù?
Poi scolora. Si perde nei tetti delle case e ne raggiunge altri. Si scioglie. E la gente comunque va, ma un po’ più veloce, per magia.

Spolpo l’osso della ciliegia, lo sputo più lontano che posso. Verso i tramonti che vedrò e quelli che già immagino. Buonasera, sera.

Veronica J.
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