IN GIRO PER I BALCANI, giorni 10, 11, 12 e 13- Montenegro mon amour!

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Quando il treno alla fine parte non si ferma più. Viaggia per dieci ore senza pretendere di arrivare mai. I vagoni sono mondi. Un uomo sdentato mi mostra fotografie e santini. Sta andando a pregare al monastero di Ostrog. Una foto di quando era giovane incorniciata e una croce al collo che ogni tanto bacia. Una donna osserva le mie borse, la mia macchina fotografica e imbandisce una conversazione sulle mie gambe, che sono coperte, ma non le stanno comunque bene. Gli uomini nel vagone la lasciano parlare, un po’ d’accordo un po’ no, mentre io offro noccioline a tutti, diventando un po’  più simpatica. Dai binari in cima alla montagna il tramonto da il meglio di se e quando poi diventa sera il treno finalmente arriva. Mario è lì ad aspettarmi. Dopo giorni ricomincio a parlare in italiano e le parole escono dalla mia bocca come bolle di sapone. Mangiamo un panino e poi buonanotte. Il viaggio mi ha distrutto e divertito, ma domani è un altro giorno e si ricomincia! La vecchia Bar è un gioiello profumato. Il vento smuove i rami degli alberi di fico che nascono ovunque. Una coppia di cani randagi segue i miei passi in cerca di amicizia, camminando a distanza, con gli occhi dolci. Meno randagi. Ma ad ora di pranzo si parte. La costa montenegrina straborda di gente in vacanza, in coda nel traffico, ma lo scooter di  Mario è il re della strada e la fila di macchine una riverenza. Mangiamo e capisco che non smetteremo più! Qui la bellezza è ovunque, luogo privilegiato e protetto dalle grandi montagne, dove tutto pare non aver perso mai il suo ritmo, quello delle vacanze! Ma quando ci lasciamo il mare alle spalle il vero spettacolo ha inizio. Il monastero di Ostrog incastrato nella roccia ha qualcosa di magico che pare davvero avvicinarsi alla mano di qualche dio. I pellegrini si avvicinano alle rocce per baciarle e la coda interminabile sotto al picco del sole non sembra preoccuparli troppo. Nella piccola chiesa, permamenza massima un minuto e mezzo, le pareti affrescate dai colori caldi e le icone ortodosse passano abbastanza inosservate, eppure sono bellissime. Tutti si fiondano sulla croce che il prete porta al collo per baciarla, cosa che pare essere comunque obbligatoria ed inevitabile per tutti. Un panino al volo e si riparte. Tra le nere montagne. Per cena Nicola ci aspetta. I suoi sessantanove anni come fossero ottanta, la maggior parte dei quali passati a camminare per 50 chilometri al giorno per controllare i binari del treno. Prende il vino dalla cantina e stappa qualche birra mentre sua moglie taglia prosciutti e formaggi. La solitudine scioglie la lingua di Mila che inizia a parlare a ruota libera senza essere ascoltata più di tanto.

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Quando ci alziamo dal tavolo siamo tutti brilli e felici, col sole già a nanna e il motorino pronto a ripartire. Ma la sveglia suona presto e alle 6 sono già sveglia, alle 7 già sulla strada. I canion che sono il cuore del Montenegro sembrano disegnati dalla migliore delle mani e l’acqua del fiume che li attraversa dei migliori pigmenti. Il freddo entra nelle ossa ma a riscaldarle ci pensa la coppia di pastori che troviamo dopo dieci chilometri su una strada sperduta sulle montagne pronti ad aprire la dispensa della cucina per sfamarci. formaggi e carne e nuvole che vanno veloci, ripartiamo veloci come loro e dopo quelle che sembrano ore ci ritroviamo a camminare sul ponte più alto d’Europa. Le vertigini mi travolgono, guardare giù è inevitabile.

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Come tutto il vento che mi entra negli occhi. I giorni si confondono, lunghi e pieni. Al Montenegro la solita promessa che ho fatto ad ognuno di questi luoghi, ci rivediamo presto. Saluto Mario, che è stato un vero compagno di viaggio e un nuovo amico. Ma la voglia di scoprire l’Albania mi rimette lo zaino sulle spalle. Che pesa sempre meno e sempre più è parte di me. Mi riempio ancora un po’ gli occhi di tutto il verde e l’azzurro che il Montenegro mi regala. Ci vediamo presto, Montenegro Mon Amour!

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Veronica J.

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