IN GIRO PER I BALCANI- giorni 19 e 20; Tornare e andare

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I giorni in Albania si sono mescolati tra loro. E io dalla gente mi son lasciata trascinare. Tutto questo è un’emozione forte, che sale dalla terra sotto le mie scarpe e arriva tra i miei capelli, come il vento. Saluto Lola, che si volta a piangere, un bacio a Lipi e ai suoi sette anni favolosi. Mi prendo gli ultimi abbracci di Amina e il coraggio di Esmeralda. Ripartire è un’esigenza vitale, come non volere andare via. E allora cosa fare? Questi luoghi mi hanno dato la possibilità di mettere alla prova me stessa. Io con l’altro. io con lo straniero. io come straniera. io con me. io come me. Coraggio, paura, voglie. Ogni decisione folle presa per mia volontà e ogni volta che mi son lasciata trasportare dagli altri. Amici di viaggio in cui mi son potuta rispecchiare. Il brillìo negli occhi di chi ha saputo vedermi arrivare e con un ‘buona fortuna’ vedermi andare via. i loro volti e i loro occhi brillanti che a volte ho acceso io, con il mio vagare instancabile verso il mondo ed inevitabilmente verso di loro. Salgo nella prossima auto che mi porterà via da loro nascondendo il mio volergli bene sotto gli occhiali da sole, lo sguardo verso il finestrino. Sprovveduta e irregolare. Ragazzina come una nuvola che va e non sa chi è. Che fare. Quando il traghetto già parte dal porto di Durazzo, cerco la vista peggiore per salutare i Balcani. A poppa le terrazze dei piani sono gremite di gente che saluta la propria terra, guardandola finalmente in silenzio, al massimo fumando una sigaretta. Ma io cerco il posto più vicino al mare, per avercelo addosso. per confondermici.

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Pensare a quando sono partita, quel giorno da Venezia, è un grande sorriso. La sfacciataggine che ho avuto. Io, donna, troppo magra e indifesa. SCUSATE, ce l’ho fatta. E ce l’ho fatta non significa che sono tornata a casa viva, per quanto ami il pericolo io voglio vivere. Ho coscienza di me, di ciò che mi gira intorno. Ce l’ha chi viaggia semplicemente e cerca di sentirsi parte. Ce l’ho fatta significa che sento la mia mia mente più aperta, il mio cuore più pieno. Ce l’ho fatta significa che sono riuscita ad entrare in sintonia con chi di più diverso ho incontrato lungo la mia strada. Ce l’ho fatta significa che da straniera ho saputo sentirmi e farmi accogliere in qualsiasi casa, in qualsiasi cuore io volessi avvicinare. Ce l’ho fatta significa che i muri non esistono se non in chi non sa amare. Empatia, sguardi, un sorriso. Sono il mio tatuaggio più bello, la consapevolezza che nulla mi ferma, nemmeno io.

Guardo il mare e non capisco dove sia il confine tra uno Stato e l’altro. Bevo il caffè che qualcuno per caso mi offre. capisco che confine non c’è.

Quando però metto piede in Italia, Ancona mi guarda con gli occhi di una ostetrica sapiente e silenziosa. La strada familiare del porto sembra così nuova, eppure antica, mia. La mia terra è una terra nuova perchè è mia insieme a tante altre. Accolgo le colline verdi come loro accolgono me, un respiro ancestrale. Mi tengo tutto per me e assieme lo restituisco a chi vuole accoglierlo. Ma il viaggio non finisce mai e io non mi fermo.

Sono una nuvola.

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Veronica J.

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