10 giorni di felicità;

Ho trovato un volo economico e l’ho preso. Macchina fotografica, due robe nello zaino, il costume e tanta voglia di: FELICITà. Anche sono per qualche giorno. Anche solo con due soldi in tasca. Cos’è stata la felicità? Mia sorella e viaggiare con lei. Un lavoro per guadagnarmi il pane e un letto comodo. Capire che merda sono i pregiudizi e scoprire persone che ti cambiano … Continua a leggere 10 giorni di felicità;

Confini;

“Sapete, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c’è del genio. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo; I tramonti.”
 A. Baricco

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Transilvania; Stelle e foglie cadenti

 
Sono partita da Venezia all’alba, con una busta di plastica in testa
per ripararmi dalla pioggia e 
siamo arrivati a Bucarest
con la fame di posti e odori nuovi.
E i colori!

I viaggi che fai quando parti alle prime ore di un nuovo giorno sono sempre i migliori. Suggestivi? La notte insonne, un thè bollente prima di inoltrarsi in quel che resta della notte, chiudere bene tutte le cerniere dello zaino. E andare.
Dire che la Romania è un posto strano è una cazzata. L’Italia è un posto strano, il mondo è un posto strano, io sono un posto strano. Ma Bucarest la riconosci subito perchè è così che te la immaginavi. Gli odori, i rumori, le facce degli edifici. Quelli abbandonati e quelli sovrappopolati. Gli sfarzi e il lusso copioso che gli anni ’20 hanno lasciato nella città, o quel poco che ne resta. Fuori dal centro è tutto come te lo immaginavi. Forse di più. La stazione e i treni. I mendicanti che ti vogliono vendere giornali, fazzoletti, rosari, icone. Ti vendono anche la fotografia della loro gamba martoriata. Per due spiccioli. Suggestivo? Ma quando il treno parte e va verso nord e le foreste iniziano ad occupare ciò che prima era occupato dalla pianura secca il mondo cambia, si rovescia, scuote la sua chioma e si colora. Ecco a voi la Transilvania, tranquilla, che si siede il una panchina con le scarpe ficcate nelle foglie cadute e quelle cadenti sopra la testa. Non puoi che andare piano. Anche se hai 3 giorni per percorrere quei 200 chilomentri che hai ficcato nell’itinerario immaginario, che non seguirai mai, perchè gli itinerari non li vuoi. Andare, andare, andare. Ma anche fermarsi a guardare e a guardarsi.

Basilico e finestre; quando fuori il temporale

        Non ho voglia in realtà di scrivere. La mia testa è piena di idee e poesie possibili che non riesco ancora a far uscire. Troppa roba tutta insieme, devo fare il bucato. Bianchi con i bianchi, colorati, delicati….ma non lo faccio mai. Per ora la pioggia è tutto ciò che mi distrae, mi fa incazzare, mi sorprende. E la finestra della … Continua a leggere Basilico e finestre; quando fuori il temporale